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Per questa puntata ospite radiofonico un mostro sacro del Beatbox Alien Dee, Il primo beatboxer italiano a rappresentare l’Italia alla convention mondiale di beatbox di Londra, nel 2003.

 

Alien Dee insieme a Dj Gruff , nome storico della scena hiphop italiana, nei primi anni duemila producono il Demo “esemplificazione del suono”, disco di soli scratch e beatbox.

Alien Dee ha prodotto inoltre il primo battle break realizzato col solo ausilio della voce. Quest’arte è divenuta ormai molto popolare e sono tantissimi i giovani che la praticano.

 

Il beatboxing, o più semplicemente beatbox, consiste nella capacità di riprodurre tutti i suoni di una batteria (percussioni, piatti, ecc.) e di altri strumenti attraverso l’utilizzo della bocca e della voce. Viene chiamato beatboxer colui che utilizza la tecnica del beatboxing.

 

La beatbox, letteralmente “scatola delle battute”, da box (scatola) e beat (battute, unità di misura del tempo musicale), è una drum machine elettronica usata per comporre sessioni ritmiche, come ad esempio la Roland TR-808.

 

Negli anni Ottanta cominciò a diffondersi l’usanza di riprodurre con la bocca i suoni di cassa, rullante e altri, incorporati nelle drum machine o beatbox: da qui il termine human beatbox.

 

Inizialmente sviluppatosi come forma di accompagnamento ritmico nella pratica della musica a cappella americana, il suo pioniere può essere considerato Bobby McFerrin che ne fece intuire le possibilità espressive. Oggigiorno l’uso della percussione vocale, definita vocal drums o mouthdrumming, è patrimonio comune della “contemporary a cappella music”.

 

Il beatboxing nacque per creare le basi delle improvvisazioni per i freestyle degli MC. Poi però si è cominciato a sviluppare anche l’uso del beatboxing come pratica autonoma, permettendo ai beatboxer di creare e comporre veri e propri moduli di sessioni ritmiche.

 

Attualmente è considerato da molti il quinto elemento della cultura hip hop (writing, mc’ing, djing, breaking, beatboxing).

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