01/05/2019
Piazza Dante
Time: 14:00
Venue: Piazza Dante, 80135 Napoli NA, Italia

Ci saranno anche i pirati Oyoshe & Dope One con Speaker Cenzou & Il Nucleo PeppOh Simona Boo OLuWong sul palco del Primo Maggio Napoletano.

Napoli è anno dopo anno uno dei centri artistici e culturali più vivi d’Italia e d’Europa. Un cuore pulsante nel cuore del Mediterraneo che fa dell’alfabeto dell’accoglienza, della tutela ambientale e della giustizia climatica, della libertà delle donne, dei diritti sul lavoro e di un modo diverso di declinare il tema dell’autonomia, il proprio tratto distintivo.

Quest’anno, sulla scia delle grandi mobilitazioni degli ultimi mesi, proprio intorno ai temi elencati e del bellissimo concerto del 2017, un gruppo di artisti ha lanciato un appello, per realizzare il Concerto del Primo Maggio in una delle più suggestive piazze del centro antico, Piazza Dante, assieme a una selezione di artisti rappresentativi del meglio del panorama locale e nazionale e a tante storie di resistenza e di riscatto.

In un paese traghettato verso l’intolleranza, l’ostilità nei confronti della povertà e del disagio, il razzismo, una visione arcaica della famiglia, è ancor più importante che in una data simbolica per la storia dell’emancipazione e la conquista dei diritti, come il Primo Maggio, si parli una lingua diversa.

In un paese in cui qualcuno insegna indifferenza, ignoranza e odio, Napoli deve far valere la sua irriducibilità e la sua eccezionalità, deve parlare un’altra lingua, che ha nel suo vocabolario parole come solidarietà, sviluppo sostenibile, pari diritti e dignità a scuola, sul lavoro, al di là delle differenze di genere e colore della pelle.

Siamo in un paese dove si tende a varare provvedimenti ancora una volta a scapito del Sud, mirando, in modo sempre più esplicito, a costruire un paese non solo chiuso e intollerante verso l’esterno ma anche al suo interno.

In un paese in cui per accrescere il consenso si parla ai peggiori istinti dei cittadini, si sacrificano cinicamente vite umane, libertà, diritti acquisiti, la piazza napoletana può dare dimostrazione che un altro modo di “stare insieme” esiste e non si ottiene con chiusure, barriere, perimetrazioni, bensì attraverso la musica, le parole, lo stare insieme. Riconoscendosi in un’unica comunità che parla la stessa lingua, un’altra lingua.

La piazza di Napoli deve essere un grido di orgoglio e resistenza.

Non lo faremo da soli, ma in sinergia e in collegamento con altre piazze che parleranno lo stesso linguaggio, come quella, ormai storica, di Taranto.

Dodici ore di musica, di spettacolo, di storie per scrivere insieme un’altra idea di città, di paese, un nuovo vocabolario.

Tra i primi firmatari dell’appello i Terroni Uniti e tantissimi altri e altre che sveleremo nelle prossime settimane…